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QUI MILANO – IL 1930

Fine di una lunga giornata al lavoro, di quelle in cui le richieste del cliente ti sfiniscono, le ore si dilatano all’infinito e tornare a casa sembra l’unica soluzione per sfuggire all’insofferenza accumulata fin quasi a trasformarsi in irritazione.

E invece no, ci sono giornate che si meritano ‘certe’ sere in cui non solo ci si riscatta dalla noia, ma ci si risveglia proprio quando tutti stanno per andare a dormire… e si entra in un mondo in cui il tempo sembra fermo agli anni ’30.

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No, no, niente esagerazioni, ve lo giuro, ma solo la pura e semplice descrizione che prova chiunque oltrepassi il piccolo locale civetta che nasconde, una volta superata la doppia entrata, un meraviglioso angolo di mondo, quello nato dall’esperienza e dalla voglia di sperimentazione di Flavio e Marco.

Il 1930 diventa così un locale segreto, accessibile solo a chi da sempre frequenta il Nero Fondente prima e il Mag Cafè poi, nascosto ad occhi indiscreti e quindi ancora più prezioso.

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Varcarne la soglia significa venire travolti da una musica sottile che evoca quelle che abbiamo ascoltato tante volte nei film d’epoca, mentre gli occhi si abituano a poco a poco alla penombra soffusa delle candele e delle luci a muro. Sedie e divanetti di broccato, una vecchia macchina da cucire allietata da quadri disposti tutt’intorno, specchi e una cortina scura che fa da cornice al bancone decorato da una bilancia che trabocca frutta e bottiglie di liquore.

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Un piccolo brivido attraversa la schiena di chi sceglie di mantenere il patto con la segretezza del 1930, mentre sorseggia le proposte di un menù che cambia ogni quattro mesi e che in realtà nasconde un libro la cui trama si dipana puntualmente ogni quadrimestre.

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Si sceglie un cocktail sushi con vodka al salmone, sakè, lime, ginger beer e sferificazione di uova al salmone e nel frattempo si legge del Conte e del suo sigaro, si opta per un Adieu Cherie con lime, pompelmo, moroccan syrup, gin, rose flower water e cordial camomilla, mentre ci si appassiona ai dialoghi tra il Francese e Julian.

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Chi sono? Personaggi del romanzo-menù. Troppo lungo da spiegare, troppo segreto da raccontare.

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Un grande pianoforte a coda suona ogni sera dalle 22 in poi, mentre la domenica è riservata a foie-gras e champagne. Un cliente siede al bancone sorseggiando il suo cocktail, non lo sentiamo, ma scommettiamo che stia confidando i suoi guai a chi, dall’altra parte, si aggiusta le bretelle con un gesto elegante senza smettere di dare vita al Sailor Punch ordinato da un tavolo vicino.

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Al piano di sotto, in quello che era un rifugio di guerra, un misto di eccitazione e paura segue ogni scalino che ci porta nel buio. Tutto scompare nella leggera umidità e nel sottile profumo di liquore di uno spazio con angoli sorprendenti: una piccola scrivania, poltrone dove riposarsi e meditare.

Un rifugio dai pericoli tanti anni fa, un rifugio dalla frenesia oggi.

1930: un’epoca, una sfida, una ricorrenza numerica data da tante combinazioni di avventure fortunate nate sotto numeri simbolici. Un’avventura dove assolutamente niente viene lasciato al caso.

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Si fa fatica ad uscirne, a lasciarne l’atmosfera ovattata e viva allo stesso tempo.

Il mondo fuori sembra ancora più lontano, ma il patto che chiunque entra nel 1930 stringe con questo posto segreto lo rende misterioso e a modo suo privato. Si rientra nel mondo sorridendo al pensiero di un angolo sospeso, in cui tutti, prima o poi, desidererebbero entrare, anche solo per un istante.

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DOVE:

1930

Abbiamo promesso di non dirvi dove… ma solo incuriosirvi.

 

Ilaria
Ilaria

Ilaria, segno zodiacale Leone, classe 1980, cresciuta in Umbria a suon di Mila e Shiro e Soldini del Mulino Bianco, si fa adottare da Milano e dai tramonti dei Navigli, di cui si innamora durante un tormentato master in Bocconi.
Ama Andrea, Domitilla e Susina, ma anche la pasta frolla, il rossetto rosso, lo yogurt greco, la bossanova, i fiori di zucca fritti, l’Islanda e il Giappone. Le piace mettere insieme le persone e i progetti, è tenace e non molla mai.

Motto: We shall never surrender (cit. Winston Churchill).

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